Onde dello stesso mare

(I apologize to my English-speaking followers. This story is more about Italy, and I felt like writing it in Italian)

Fin dall’inizio di quest’anno, quando si sentì parlare per la prima volta del nuovo coronavirus, mi sorprese la mancanza di solidarietà verso i Cinesi. Nessuno dei miei amici o conoscenti hanno mai pubblicato sulle reti sociali dei messaggi di sostegno ai cittadini di Wuhan. Non credo che l’hashtag #prayforwuhan abbia mai avuto grande popolarità. Molte persone parlavano a quell’epoca della morte di Kobe Bryant, che sembrava occupare molto di più i cuori delle persone.

Al contrario, in quei giorni si leggeva dell’improvviso dimezzarsi, in Italia e altrove, della clientela dei ristoranti Cinesi, e di una diffidenza generalizzata verso i Cinesi residenti in Europa, molti dei quali probabilmente non visitavano la Cina da anni.

In forte contrasto con questa mancanza di interesse e solidarietà verso gli abitanti di Wuhan, ricordo invece con grande commozione la fotografia della delegazione cinese atterrata a Malpensa a metà marzo, che reggeva uno striscione con la scritta “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”. Portavano in Italia attrezzatura medica, e medici con esperienza nel combattere la malattia sul campo.

Quante cose strampalate ho letto a proposito della Cina e del suo comportamento in questi mesi! All’inizio molti dicevano che la Cina aveva messo su un piano diabolico per dominare il mondo; ora molti dicono che in Cina l’epidemia è stata messa sotto controllo perché lì c’è una dittatura brutale in cui chi non osserva le regole viene fatto fuori.

Oggi la Cina è riuscita a tenere sotto controllo il virus. Recentemente ho letto la notizia che dopo un piccolo focolaio di una dozzina di casi nella città di Qingdao, il governo cinese ha ordinato di fare 9-10 milioni di tamponi in città. Il loro obiettivo, si capisce, è quello di eradicare il virus, non di conviverci come in Europa. Nessuno, tuttavia, scrive in maniera ammirata della Cina e della sua capacità di tenere il virus sotto controllo.

Un’interessante intervista fatta a un imprenditore italiano residente da una decina d’anni in Cina rivela dettagli affascinanti di come sia i Cinesi che il loro governo abbiano affrontato la pandemia, e presenta un quadro molto diverso da quello che molti immaginano. Dice Filippo Gamberini:

Gli abitanti della Cina semplicemente mettono al primo posto la loro salute. Sanno che ogni iniziativa del governo serve per aumentare il loro benessere e per rendere la Cina il primo paese al mondo, in ogni settore.

Dalle queste poche parole mi sembra di intravedere l’abisso della mia ignoranza riguardo a quel paese, e la sua millenaria cultura. È una sfida a conoscere di più e forse, soprattutto, un invito ad un bagno di umiltà.

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